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Testimonianze > Maria Giannatiempo

RICORDO  DI  FRA  MARIO
L’attività istituzionale svolta presso la Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici delle Marche mi ha portata a frequentare assiduamente, per oltre un ventennio, il Santuario di San Nicola a Tolentino, il cui ingente patrimonio culturale si è stratificato nel corso dei secoli nei luoghi della memoria del Santo Taumaturgo (chiesa, Cappellone) e in quelli della vita comunitaria dei religiosi agostiniani (sala capitolare, chiostro).
L’esercizio della tutela e della conservazione di tale patrimonio mi ha permesso d’instaurare fraterni rapporti di amicizia con i Priori della comunità che si sono avvicendati dall’inizio degli anni ’80 del secolo scorso: padre Tiziano Lombi, padre Gabriele Raponi, padre Federico Cruciani, padre Marziano Rondina, padre Luciano De Micheli - detentori e custodi non solo dell’importante complesso architettonico ma anche delle opere d’arte che, dopo l’Unità d’Italia, furono incamerate dallo Stato Nazionale e poi passarono di proprietà comunale.
In tutti loro ho trovato un sincero interessamento alla conservazione del patrimonio artistico, una fattiva collaborazione in occasione delle iniziative culturali organizzate per promuoverlo, un valido incoraggiamento a promuovere in Italia e all’estero la conoscenza del Santuario tolentinate.
Ma a fianco di questi religiosi, che ricordo con affetto e riconoscenza, appariva spesso una figura minuta e sorridente, discreta e accogliente: quella di fra Mario Gentili, sempre interessato ad ogni nuovo progetto che riguardasse quel luogo nel quale aveva trascorso la sua vita di religioso, sempre disponibile ad offrire il suo contributo di entusiasmo e di conoscenze.
Guida erudita e a volte faceta delle memorie storiche del Santuario, animatore instancabile sia dei visitatori occasionali che delle irrequiete scolaresche, spinto sempre dal desiderio d’infondere o di accrescere nei pellegrini una maggiore devozione nei confronti di San Nicola. Così l’ho visto in tanti momenti e in circostanze diverse; ma l’immagine di fra Mario che spontaneamente torna alla mia memoria è legata al momento in cui furono realizzati i lavori di restauro degli affreschi trecenteschi del Cappellone, a causa dei quali quel luogo carico di storia e di arte fu chiuso al pubblico per quasi tre anni poiché interamente rivestito dai ponteggi di servizio.
Fu una scelta necessaria e fu accettata, sebbene a malincuore, dalla comunità religiosa; ma fra Mario continuò a descrivere e a commentare gli episodi del Nuovo Testamento, le vicende terrene e i miracoli del Santo - effigiati dai pittori riminesi seguaci di Giotto – come se fossero davanti agli occhi di tutti.
Terminato l’intervento di restauro, prima di riaprire al pubblico il Cappellone, fu consentito l’accesso ai ponteggi sia ai religiosi di Tolentino che ad alcuni studiosi di pittura medievale. Fu in quell’occasione che fra Mario, veloce come una gazzella, salì piano dopo piano fino ad arrivare al cospetto della volta a crociera sulle cui vele coperte di azzurrite dialogano, affrontati, i quattro Evangelisti e altrettanti Dottori della Chiesa. Fra Mario che ben li conosceva ‘dal basso’ fu stretto come in un abbraccio e, per niente intimorito, saltellava felice e non distoglieva lo sguardo da quelle figure solenni ma ne scrutava i volti, le vesti suntuose, tutti i dettagli compositivi, ed era ammaliato dai colori smaglianti che avevano resistito al trascorrere del tempo e alle offese degli uomini. Poi esaminava le scene mariane e quelle cristologiche intrecciate alle storie nicoliane, in molti punti danneggiate dalla caduta degli intonaci e dai gesti sconsiderati dei devoti, che fra Mario ‘rintegrava’ con la fantasia conoscendo a memoria i testi evangelici e l’agiografia del Taumaturgo di Tolentino.
Fu difficile convincerlo a scendere dai ponteggi…a tornare alla realtà, ma dopo quell’incontro ‘ravvicinato’ il suo volto sembrava più luminoso e la sua narrazione degli affreschi ai visitatori si fece più ricca di dettagli realistici e di notazioni iconografiche.
Così lo ricordo e così mi piace ricordarlo, immaginando come sarà stato familiare e gioioso il suo primo incontro con il ‘padre’ Agostino e con il ‘fratello’ Nicola!

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