framario

Vai ai contenuti

Menu principale:

Ad accogliere i pellegrini che giungevano al nostro Santuario di Tolentino era padre Nicola Fusconi, fino a quando, ormai anziano e malato, incaricò me di svolgere questa "missione". Era l'anno 1955, quindi sono ormai cinquanta anni che faccio da "Cicerone". Ma che Cicerone d'Egitto! Il frate che fa accoglienza è quello che dovrebbe catechizzare e far pregare i pellegrini.
Il primo gruppo che ho accolto e guidato proveniva dall' Abruzzo ed era accompagnato dal parroco. Vi confesso che al termine della visita mi sentivo come chi ha commesso un delitto! Il mio timore era di non aver dato notizie esatte.
Questa esperienza nuova ha cambiato la mia mentalità e un po' anche il mio modo di vivere. Anno dopo anno, ho sentito crescere in me l'entusiasmo. Ho scoperto che la gente è molto più buona di quanto si immagini, ma anche molto bisognosa di catechesi. E così ho compreso l'urgenza di essere apostoli anche quando si danno notizie sulla Basilica.
Ho conosciuto gruppi provenienti da ogni parte d'Italia e dall'estero e formati da persone di ogni categoria: turisti isolati, scolaresche, seminaristi, religiosi, militari. .. Qualche volta anche personalità in incognito come vescovi, cardinali, ecc.
Paolo VI disse che i santuari sono "cliniche" per le anime. È proprio vero! I santuari sono luoghi di preghiera, di carità, di ecumenismo, di cultura. Nei santuari giunge gente di ogni genere, anche la più strana! Ma la carità ci dice di accogliere tutti e ogni tipo di povertà.
Liturgia, sacramenti, catechesi e pietà popolare caratterizzano un santuario, ma accanto a tutto questo ci deve essere l'accoglienza.
Ricordo che una volta un sacerdote mi raccontò che, quando con un gruppo di pellegrini si era recato in un santuario, erano stati tutti rimproverati e allontanati. Mi sono chiesto se in quell'occasione, dopo, si sono potuti confessare e se se ne sono tornati a casa in pace con Dio e con gli uomini. L'accoglienza non è più importante dei sacramenti, ma certamente può contare molto a ben disporre una persona ad avvicinarsi ad essi.
Ogni santuario ha una sua caratteristica.
Quello di San Nicola si può definire il santuario della preghiera, della misericordia, del suffragio.
Durante questi lunghi anni ho scoperto come si presti particolarmente alla catechesi, specialmente per il suo famoso Cappellone, dove affreschi giotteschi raccontano la storia della salvezza.
I pellegrini, ammirati, gustano la bellezza della Basilica che lascia intuire l'infinita bellezza di Dio.
Vedo gente che chiede una grazia, che piange, che ringrazia, che "spera contro ogni speranza". Molte sono le mamme che domandano la conversione dei figli che si sono allontanati da Dio e dalla Chiesa.
I turisti e i pellegrini fanno molte domande, anche le più strane! I ragazzi delle scuole, poi, curiosi, vogliono conoscere mille particolari della vita di Nicola o della parte artistica e storica della Basilica.
Molte persone so che vengono a Messa nei giorni festivi nel nostro Santuario per la dignità della liturgia ma anche perché sanno di trovarvi sempre confessori disposti ad ascoltarle. Molti devoti di san Nicola amano pregare in Cripta, dove è collocata l'urna del Santo, perché il silenzio e la penombra che vi regnano fanno sentire il mistero della santità e conciliano l'incontro con Dio.
Accompagnando i gruppi in questi anni, ho imparato a conoscere e ad apprezzare meglio il nostro Santo. Egli è amico di Dio, perché servitore del prossimo. È il Santo della preghiera, dell'Eucaristia, del Suffragio e dalla sua vita traspare una profonda devozione alla Beata Vergine Maria. Austero con se stesso, è dolce e amabile con tutti. San Nicola era un predicatore ricercato; ciò spiega perché, nello spazio di poco tempo, lo troviamo in molti conventi della regione. Era un confessore misericordioso e negli ultimi trenta anni trascorsi a Tolentino, specialmente nel tempo della Quaresima, tanta era la gente che si rivolgeva a lui che non aveva nemmeno il tempo di mangiare.
La sua fama di santità si sparse presto nel mondo al punto che molti paesi lo proclamarono loro patrono. Solo nel Messico ce ne sono più di trenta intitolati a "San Nicola da Tolentino".
La fama di Nicola ha permesso a questa Basilica di diventare una delle più importanti delle Marche e molti sono gli artisti, anche di fama mondiale, che in ogni tempo lo hanno rappresentato nelle loro opere.
San Nicola, oltre che per intercedere a favore delle anime del Purgatorio, è invocato da contare molto a ben disporre una persona ad avvicinarsi ad essi.
Ogni santuario ha una sua caratteristica.
Quello di San Nicola si può definire il santuario della preghiera, della misericordia, del suffragio.
Durante questi lunghi anni ho scoperto come si presti particolarmente alla catechesi, specialmente per il suo famoso Cappellone, dove affreschi giotteschi raccontano la storia della salvezza.
I pellegrini, ammirati, gustano la bellezza della Basilica che lascia intuire l'infinita bellezza di Dio.
Vedo gente che chiede una grazia, che piange, che ringrazia, che "spera contro ogni speranza". Molte sono le mamme che domandano la conversione dei figli che si sono allontanati da Dio e dalla Chiesa.
I turisti e i pellegrini fanno molte domande, anche le più strane! I ragazzi delle scuole, poi, curiosi, vogliono conoscere mille particolari della vita di Nicola o della parte artistica e storica della Basilica.
Molte persone so che vengono a Messa nei giorni festivi nel nostro Santuario per la dignità della liturgia ma anche perché sanno di trovarvi sempre confessori disposti ad ascoltarle. Molti devoti di san Nicola amano pregare in Cripta, dove è collocata l'urna del Santo, perché il silenzio e la penombra che vi regnano fanno sentire il mistero della santità e conciliano l'incontro con Dio.
Accompagnando i gruppi in questi anni, ho imparato a conoscere e ad apprezzare meglio il nostro Santo. Egli è amico di Dio, perché servitore del prossimo. È il Santo della preghiera, dell'Eucaristia, del Suffragio e dalla sua vita traspare una profonda devozione alla Beata Vergine Maria. Austero con se stesso, è dolce e amabile con tutti. San Nicola era un predicatore ricercato; ciò spiega perché, nello spazio di poco tempo, lo troviamo in molti conventi della regione. Era un confessore misericordioso e negli ultimi trenta anni trascorsi a Tolentino, specialmente nel tempo della Quaresima, tanta era la gente che si rivolgeva a lui che non aveva nemmeno il tempo di mangiare.
La sua fama di santità si sparse presto nel mondo al punto che molti paesi lo proclamarono loro patrono. Solo nel Messico ce ne sono più di trenta intitolati a "San Nicola da Tolentino".
La fama di Nicola ha permesso a questa Basilica di diventare una delle più importanti delle Marche e molti sono gli artisti, anche di fama mondiale, che in ogni tempo lo hanno rappresentato nelle loro opere.
San Nicola, oltre che per intercedere a favore delle anime del Purgatorio, è invocato da quelle spose che desiderano diventare mamme, ma hanno delle difficoltà e, per questo tipo di intercessione, posso testimoniare che molte persone sono venute a ringraziare il Santo da Milano, dal Veneto e da molte altre parti.
Dopo cinquanta anni di servizio nell'accoglienza dei pellegrini posso dire di aver capito che, presentando alla gente questo Campione della fede e della carità, si può testimoniare che “Cristo è veramente risorto!”

Torna ai contenuti | Torna al menu